Conferenza spettacolo. Sala polifunzionale Trentino Sviluppo (dietro la stazione ferroviaria), Via F. Zeni 8, Rovereto (Trento) 15 maggio 2008 ore 20:30. Ingresso libero
Il 29 aprile 2008 il ministro Amato ha presentato il primo Rapporto sull’immigrazione in Italia. Il primo dato che si desume dal Rapporto del ministero degli interni è che la popolazione straniera residente in Italia, nonostante il continuo incremento, rimane percentualmente fra le più basse d’Europa, attestandosi al 5%,contro ad esempio il 20,2 della Svizzera. L’88% dei cittadini stranieri è concentrato nel Centro-Nord, di questi ¼ si trova in Lombardia, seguita da Veneto, Lazio ed Emilia Romagna.
Questi dati non si discostano da quelli pubblicati dal MPI nell’ottobre 2007. Nell’a.s. 2006-2007 nelle scuole italiane il 5,6% degli alunni risultava straniero, mentre dieci anni fa (1997/98) era lo 0,8%. Negli ultimi anni gran parte della crescita si è concentrata sull'istruzione secondaria di secondo grado (102.829 alunni, di cui circa l'80% in istituti tecnici e professionali).
Su 100 alunni non italiani 90 frequentano le scuole del Centro-Nord e solo 10 quelle del Mezzogiorno. Nelle scuole italiane, sono presenti 192 nazioni, di cui quelle maggiormente rappresentate sono l'Albania (15,5%), la Romania (13,6%) ed il Marocco (13,5%). Da questi tre Paesi proviene il 42,6% di tutti gli alunni stranieri.
Il sistema educativo finlandese è da tempo oggetto di enorme attenzione. I risultati eccellenti ottenuti da questo paese in tutte le indagini PISA hanno alimentato in molti il desiderio di scoprirne i segreti e possibilmente importarli. Altri, al contrario, insistono sull’impossibilità di trasferire un tale modello. Paul Robert in un’opera che si legge come un romanzo, ma che è al tempo stesso un lavoro inedito di analisi, fornisce informazioni indispensabili per comprendere la scuola finlandese e insieme poter distinguere ciò che è legato alla specifica situazione nazionale da ciò a cui tutti, in qualsiasi paese, possono aspirare.
Nel raccontare la sua scoperta del sistema educativo finlandese, l’autore afferma che la prima cosa che l’ha colpito è il fatto che tutto il sistema è concepito per eliminare qualsiasi fattore di stress e mettere gli alunni nelle condizioni ottimali per riuscire.
I giovani finlandesi ignorano completamente cosa sia la selezione prima dei sedici anni, fino a quell’età infatti non vengono assegnati voti. Nel momento in cui compaiono i voti, viene considerato normale dare la possibilità allo studente di scegliere una parte del proprio curricolo e ripetere le prove che non ha superato.
Sostiene Robert Paul che la domanda che, involontariamente, la Finlandia ci pone, non ha nulla a che vedere con la sua geografia o la sua storia, attiene al modello di scuola. Ebbene anche la Finlandia ha conosciuto un modello di scuola autoritario che non dà fiducia ai giovani, che è distaccata dalla loro vita reale e che esalta la severità. Ma l’ha da tempo abbandonato. Noi invece, dice Robert Paul, a quel modello ritorniamo costantemente.
Conclude l’autore: ciò che fa la differenza tra la Francia e la Finlandia non è la distanza in chilometri, ma gli anni persi. Forse si può dire lo stesso dell'Italia.
È morto ieri all’età di 90 anni Edward Lorenz, uno dei fondatori della meteorologia moderna e della teoria del caos, autore del famoso effetto farfalla, che fu presentato nel 1963 in uno scritto per la New York Academy of Sciences (E. N. Lorenz, Deterministic Nonperiodic Flow, J. Atmos. Sci. 20, (1963), 130).
"Un meteorologo fece notare che se le teorie erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre" questo scriveva Lorenz nell’articolo originale. Il gabbiano si è poi successivamente trasformato in una farfalla il cui battito di ali a New York sarebbe in grado di provocare un uragano a Tokyo. La farfalla non solo è più poetica del gabbiano e il battito delle sue ali più lieve, ma la forma di questo insetto ad ali spiegate è molto simile al diagramma generato dall’attrattore di Lorenz.
L’attrattore di Lorenz è una figura matematica tridimensionale che descrive il comportamento di fenomeni dinamici caotici. Molti sistemi complessi, e l’atmosfera terrestre rientra senz’altro in questa categoria, sono molto sensibili alle condizioni iniziali, e la loro evoluzione nel tempo è molto difficile...
Qualche tempo fa un giornale online ha fatto un breve sondaggio sulle migliori scene di danza del cinema - fra tutte quante avrei scelto Tony Manero in Saturday night fever - non tanto per la qualità della cosa (sebbene John Travolta obiettivamente come ballerino vada benone) quanto per ragioni sentimentali.
Infatti ho trascorso l'estate del 1978 (quattordicenne) a spellarmi le mani facendo lo sguattero nella cucina di un grande ristorante al lido di Pomposa. In paese c'era il cinema all'aperto che riproponeva lo stesso programma di 5 film ogni dieci giorni due giorni alla volta, seguendo il flusso dei turisti. Così il Tony Manero l'ho visto dodici volte. Si entrava gratis, mangiati vivi dalle zanzare.
(Nell'intervallo del lavoro giocavo ossessivamente contro il muro nel tennis del campeggio a cui era collegato il ristorante, e ho sviluppato una battuta e un dritto lungolinea che ho molto sfruttato una volta tornato a casa) (colonna sonora dell'estate Nata sotto il segno dei pesci di Venditti e - giuro - No di Gianni Bella)
Ma a parte canzonette da discoteca anni Settanta - chi è nato dopo non sa cosa s'è perduto.... - e i film con le colonne sonore dei Bee Gees, volevo dire qualcosa di più serio, anche se dopo queste righe è molto difficile.
Ma in questi giorni mi tocca sempre parlare d'altro, prima di arrivare al dunque, non so cos'è.
Per tornare alla danza, insomma.
Quella vera.
Uno degli spettacoli di danza, anzi di teatro-danza più entusiasmanti che ho visto è stato Nelken di Pina Bausch. Nelken significa "tulipani" e a un certo punto il palcoscenico ne è coperto.
Ecco. Non ho mai desiderato essere Tony Manero, né uno dei Bee Gees. Gianni Bella, poi - va bene scherzare, però... Jimmy Connors sì, lo ammetto.
Però vorrei essere capace o esserlo stato di esprimermi come Dominique Mercy in questo pezzo capolavoro della danza moderna.
“ Dopo aver letto Cattedrale ho provato voglia di essere cieco.
Come quando si ha voglia di essere miserabili dopo aver letto Céline”.
Sandro Veronesi
Devo il mio nome di battesimo a mio trisnonno materno, Michele Strogoff. Lo accecarono accostandogli agli occhi una spada incandescente, secondo il feroce rito tartaro; ma, come succede nei romanzi, la devota Nadia lo accompagnava e vedeva per lui. E vagò nella steppa con una benda sugli occhi e la nostalgia d’amore come una specie di aureola.
Mia madre porta il nome di sua nonna, la figlia di Michele Strogoff, messaggero dello Zar. Il nome di mia madre era Aureola Strogoff. Possiedo una sua fotografia in cui tiene in mano una fotografia in cui lei giovane tiene in mano una fotografia del trisnonno Michele. Tutti hanno gli occhi bendati.
Quando ho letto quel racconto di Raymond Carver intitolato Cattedrale, in cui una coppia invita a cena un amico cieco, ho pensato per l’ennesina volta al trisnonno e a nonna Aureola, alle nostre bende sugli occhi che sono una tradizione di famiglia, alla nostra nostalgia dell’amore e dell’avventura, al difetto che ha la nostra vista quando la recuperiamo provvisoriamente. A mio biscugino Michel Le Rue, l’ultimo guardiano del faro Ar-Pen al largo della Bretagna, prima dell’illuminazione automatizzata. Conosceva la luce nonostante la cecità parziale permanente e quella totale intermittente.
Quando ci vediamo, noi di famiglia, comunque manteniamo la cecità periferica, non cogliamo la visione con la coda dell’occhio, chissà che cosa ci perdiamo. Questo non possiamo farcelo raccontare, nessuno ci riesce adeguatamente e nessuno lo reputa importante.
I suoi occhi erano d'un azzurro cupo, con lo sguardo diritto, franco, inalterabile, e brillavano sotto un'arcata i cui muscoli sopraciliari, un po' contratti, dimostravano grande coraggio, quel "coraggio senza collera degli eroi", secondo l'espressione dei fisiologi. Il naso pronunciato, dalle narici larghe, sovrastava una bocca simmetrica, dalle labbra un poco sporgenti, proprie di un essere generoso e buono. Michele Strogoff aveva il temperamento dell'uomo deciso, che prende rapidamente la sua risoluzione, che non si rode le unghie nell'incertezza.
Non si deve commettere l’errore di immedesimarsi nei personaggi dei romanzi. Sono figure che si muovono nell’area laterale della vista; sono inganni, fantasmi, ombre di animali di cui tratteniamo la memoria del timore degli antenati ancestrali. Precipitati di immaginazione, anti-vita, troppo partecipi della trama per tentare di decifrarla. Il bovarismo è come il vizio di rosicchiarsi le unghie, significa restare nell’incertezza dell’infanzia.
Invece non siamo tanto quello che immaginiamo di essere quanto quello che nostra madre ha creato.
Michele Strogoff fu allora condotto davanti all'emiro, e là rimase in piedi, senza abbassare gli occhi.
- Fronte a terra! - gridò Ivan Ogareff.
- No! - rispose Michele Strogoff.
- Scacciate quella donna! - disse Ivan Ogareff.
Due soldati respinsero Marfa Strogoff. Ella indietreggiò, ma rimase in piedi, a qualche passo da suo figlio.
Comparve l'aguzzino. Questa volta teneva la sciabola sguainata in mano, e quella sciabola era incandescente, perché era stata ritirata allora dal braciere dove ardevano i carboni profumati.
Michele Strogoff sarebbe stato accecato secondo il costume tartaro, con una lama incandescente, passata davanti agli occhi!
Michele Strogoff non tentò di opporre resistenza. Per i suoi occhi non esisteva più nulla all'infuori di sua madre, ch'egli divorava con lo sguardo! Tutta la sua vita era in quell'ultima immagine! Marfa Strogoff, con gli occhi smisuratamente spalancati, le braccia tese verso di lui, lo guardava!...
La lama incandescente passò davanti agli occhi di Michele Strogoff.
Risuonò un grido disperato. La vecchia Marfa cadde svenuta al suolo!
Michele Strogoff era cieco.
Vediamo quello che gli occhi di Nadia vedono e sappiamo sempre un po’ di più di quello che ci raccontano coloro che vedono meglio con gli occhi. La nostra storia è fatta di racconti e di fotografie che contengono altre fotografie.
Questo si tramanda nella nostra famiglia di bendati, fin dal trisnonno Michele Strogoff, corriere dello Zar, cresciuto fra le province di Omsk e Tobolsk, autore del famoso viaggio fra Mosca e Irkutsk, bendato e aureolato di nostalgia d’amore.
Ho fatto il politometro della Repubblica online.
Vabbè, da ragazzo idealista una volta ho votato Partito repubblicano italiano, quando esisteva (Pri), e da moderato anche socialdemocratico, quando esisteva (Psdi). Dopo il liceo non ho mai pescato più a destra del Pci, poi del Pds, poi dei Ds, poi dell'Ulivo, con ampie escursioni dall'altra parte, in area verde-rossa.
Ma il politometro della Repubblica online mi mette anche oltre Bertinotti. Non lo sapevo nemmeno io.
Poi ci provo anche con "tu dove sei" e mi fa piacere essere così lontano dall'Udc, ma non credevo di essere più vicino alla Destra che a quelli di Casini (oddio, fra gli uni e gli altri...).
Speravo di essere molto più lontano dal Partito del Bene comune, sinceramente.
Sembra lo schema di una partita a bocce.
Ho provato a fare il questionario votando per l'esatto contrario di quello che penso: è venuto fuori questo: un iperconservatore molto più a destra di una guardia vaticana (anche se distante, il partito più vicino sarebbe l'Udc...)
Comunque, loro mi danno tutte queste mappe. Mi dicono "tu sei qui".
Io so solo che ieri pomeriggio sono riuscito a girare mezz'ora a Reggio Emilia per arrivare al cinema Cristallo dove ero già stato due volte, a prendere la direzione Milano per andare a Modena, e invece dovevo prendere per Bologna (Giovanni ostiava sia perché perdevamo mezz'ora, sia perché alla radio la telecronaca della partita raccontava il gol di Totti); a Modena a fare il giro della città una volta e mezza per raggiungere il Foro Boario che dicono essere uno dei posti più semplici da raggiungere nel mondo (esci dalla tangenziale al n.10 e poi vai dritto, è lì davanti).
Quindi, diciamocelo, se non lo so nemmeno io esattamente dove sono...
E poi nel 2008 è più difficile votare che nel 1982, anno delle mie prime votazioni.
Da Mosca a Irkutsk - Michele Strogoff
I suoi occhi erano d'un azzurro cupo, con lo sguardo diritto, franco,
inalterabile, e brillavano sotto un'arcata i cui muscoli sopraciliari
un po' contratti, dimostravano grande coraggio, quel "coraggio senza
collera degli eroi", secondo l'espressione dei fisiologi. Il naso
pronunciato, dalle narici larghe, sovrastava una bocca simmetrica,
dalle labbra un poco sporgenti, proprie di un essere generoso e buono.
Michele Strogoff aveva il temperamento dell'uomo deciso, che prende
rapidamente la sua risoluzione, che non si rode le unghie
nell'incertezza.
Là, in mezzo alle steppe
selvagge delle province di Omsk e di Tobolsk, il valente cacciatore
siberiano aveva educato suo figlio Michele «alla vita dura», secondo
l'espressione popolare.
La distanza che Michele Strogoff doveva percorrere da Mosca a Irkutsk
era di cinquemiladuecento verste, cioè 5523 chilometri. Quando la
linea telegrafica non era ancora tesa tra i monti Urali e la frontiera
orientale della Siberia, il servizio dei dispacci veniva effettuato
per mezzo di corrieri. I corrieri più rapidi impiegavano diciotto
giorni per recarsi da Mosca a Irkutsk.
Vicino a lui, la zingara Sangarre, donna sui trent'anni, di pelle
scura, alta, ben piantata, occhi stupendi, capelli dorati, manteneva
un contegno altero.
Lo sguardo di Michele Strogoff penetrò come un pugnale nel cuore del
siberiano, ma gli occhi del mastro di posta non si abbassarono.
- Ti permetti di giudicarmi? - disse Michele Strogoff.
- Sì - disse il siberiano - perché ci sono delle cose che neppure
un semplice mercante riceve senza restituire!
- I colpi di frusta?
- I colpi di frusta, giovanotto! Ho l'età e la forza per dirtelo!
Michele Strogoff si avvicinò al mastro di posta e gli posò due mani
poderose sulle spalle.
Poi, con voce stranamente calma:
- Vattene, amico - gli disse - vattene! Ti farei del male!
Michele Strogoff aveva ragione di temere qualche cattivo incontro in
quelle pianure che si estendevano al di là della Baraba. I campi,
calpestati dagli zoccoli dei cavalli, lasciavano scorgere che i
Tartari vi erano passati, e di questi barbari si poteva dire ciò che
fu detto dei Turchi: "Dove passa il Turco, non cresce più erba!".
Michele Strogoff doveva dunque prendere le più minuziose precauzioni
attraversando questa contrada. Colonne di fumo che si innalzavano
all'orizzonte indicavano che i borghi e i casolari bruciavano ancora.
Ma questi incendi erano stati forse appiccati dall'avanguardia, oppure
dall'esercito dell'emiro già avanzato fino agli estremi confini della
provincia? Feofar Khan si trovava di persona nel governatorato del
Jeniseisk? Michele Strogoff non lo sapeva, e non poteva decidere
niente prima di essere certo a questo riguardo. Il paese sarà dunque
talmente spopolato da non trovare più un solo siberiano al quale
chiedere informazioni?
Michele Strogoff percorse dieci verste sulla strada completamente
deserta. Cercava con lo sguardo, a destra e a sinistra, qualche casa
che non fosse abbandonata. Tutte quelle che vide erano vuote.
Però una capanna, che scorse tra gli alberi, fumava ancora. Quando si
avvicinò, a qualche passo dai resti dell'abitazione, vide un vecchio
circondato da bambini che piangevano.
Ivan Ogareff smontò da cavallo, entrò, e si trovò di fronte all'emiro.
Feofar Khan era un uomo sulla quarantina, alto di statura, col viso
molto pallido, gli occhi cattivi, l'aspetto feroce. La barba nera e
ricciuta scendeva sul petto. Nella sua uniforme da guerra, cotta a
maglie d'oro e d'argento, cinturone scintillante di pietre preziose,
fodero della sciabola curvo come un "yatagan" e tempestato di gemme
preziose, stivali muniti di speroni d'oro, elmo ornato da una corona
di diamanti dalle mille sfaccettature, Feofar presentava l'aspetto più
esotico che imponente, di un Sardanapàlo tartaro.
Michele Strogoff fu allora condotto davanti all'emiro, e là rimase in
piedi, senza abbassare gli occhi.
- Fronte a terra! - gridò Ivan Ogareff.
- No! - rispose Michele Strogoff.
- Scacciate quella donna! - disse Ivan Ogareff.
Due soldati respinsero Marfa Strogoff. Ella indietreggiò, ma rimase in
piedi, a qualche passo da suo figlio.
Comparve l'aguzzino. Questa volta teneva la sciabola sguainata in
mano, e quella sciabola era incandescente, perché era stata ritirata
allora dal braciere dove ardevano i carboni profumati.
Michele Strogoff sarebbe stato accecato secondo il costume tartaro,
con una lama incandescente, passata davanti agli occhi!
Michele Strogoff non tentò di opporre resistenza. Per i suoi occhi non
esisteva più nulla all'infuori di sua madre, ch'egli divorava con lo
sguardo! Tutta la sua vita era in quell'ultima immagine!
Marfa Strogoff, con gli occhi smisuratamente spalancati, le braccia
tese verso di lui, lo guardava!...
La lama incandescente passò davanti agli occhi di Michele Strogoff.
Risuonò un grido disperato. La vecchia Marfa cadde svenuta al suolo!
Michele Strogoff era cieco.
Al loro arrivo, Michele Strogoff non si mosse.
Alcide Jolivet guardò la fanciulla.
- Egli non vi vede, signori - disse Nadia. - I Tartari gli hanno
bruciato gli occhi. Il mio povero fratello è cieco.
Un vivo sentimento di pietà si dipinse sul volto di Alcide Jolivet e
del suo compagno.
Un istante dopo, seduti accanto a Michele Strogoff, ambedue gli
stringevano la mano e aspettavano che parlasse.
- Signori, - disse Michele Strogoff a voce bassa - voi non dovete
sapere chi sono io, né cosa sono venuto a fare in Siberia. Vi chiedo
di rispettare il mio segreto. Me lo promettete?
Quando vado a fare gli esami della vista mi sembra di essere dentro un cartone animato.
Prendi il forottero. Gli occhi fanno l'altalena. Il topografo corneale, sembra Alice nel paese delle meraviglie. Il proiettore e la lampada a fessura, non so perché ma penso ai romanzi di Steinbeck (sarà la casetta in mezzo al prato verde).
Miopia: cocciutaggine, pigrizia, chiusura mentale, introversione. Stato di semichoc dovuto al trauma conseguente a uno sguardo di odio o di rabbia della madre.
Ma chi se ne importa. L'ultimo oculista mi fa: lei è perfetto per l'operazione al laser. No, grazie, mi tengo il mio mondo sfumato, la mia cocciutaggine, i miei cartoni animati quando vado ai controlli.
Chi mi ridarebbe la mia regressione infantile di giocare con il forottero?
io abrògo
amàca
baùle
bolscevìco
callìfugo, febbrìfugo
io centellìno
cosmopolìta
io devìo, egli devìa
edìle (eppure TUTTI i periti e i geometri che sento parlare dicono èdile)
elèttrodo
èureka
Friùli (infatti viene da Forum Iuli)
ìlare
ìmpari
l'incàvo
leccornìa
mollìca
Nùoro
persuadère
rubrìca
seròtino
tèrmite
zaffìro (e il vento è invece lo zèffiro)
e ci sarebbe da aggiungere alla lista di Trifone (pg. 195)
I lampioni brillavano come se entro un istante non dovessero più brillare.
... il vento veniva da lontano e le cime degli alberi si inclinavano, e le tende scappavano dalle finestre semiaperte, e delle nuvole grigio-nere, informi, torte, correvano nel cielo, le une accanto alle altre, come una folla. Digoin si appoggiò al davanzale. Che spettacolo straordinario, nel primo pomeriggio, come questo della natura che confermava la sua esistenza, ecco, c'è questo istante, così, senza che nessuno possa dubitarne.... E questa lucidità che sentiva di avere riguardo a tutto quanto, all'improvviso la sentì riguardo a se stesso. Si vide nella casa, in questo chalet, a qualche passo da via Gommery, dove passava, di tanto in tanto, qualcuno, ma distante. Che ci faceva Charles Digoin in questa strada, alla fine di questa strada?
La cosa strana, in certe coppie di sposi, è che, sebbene siano uniti da molto tempo, sebbene i loro interessi siano comuni, sebbene nessuno dei due pensi di separarsi dall'altro, si comportano, in certe circostanze, come se fossero indipendenti.
Nuovo e utile, teorie e pratiche della creatività - ideato da Annamaria Testa.
Per il matematico francese Henry Poincaré le categorie del nuovo e dell'utile caratterizzano ogni gesto creativo. Come si riconosce un'idea creativa? Quali sono i presupposti, le condizioni e i risultati del processo creativo?
Le tre regole di lavoro:
1. Esci dalla confusione, trova la semplicità.
2. Dalla discordia, trova armonia.
3. Nel pieno delle difficoltà risiede l'occasione favorevole. Albert Einstein (fisico)
Il genio è per l'uno per cento ispirazione e per il novantanove per cento sudore. Dunque, una persona geniale è spesso soltanto una persona di talento che ha fatto bene i suoi compiti. Thomas Edison (inventore)
Non ho mai fatto niente che valesse la pena di fare per caso …quasi nessuna delle mie invenzioni è stata sviluppata in questa maniera. Le ho conquistate allenando me stesso a essere analitico, a resistere e a sopportare il lavoro duro. Thomas Edison (inventore)
Rispetto molto di più una persona che ha una sola idea e ci arriva che una persona con migliaia di idee che non fa niente. Thomas Edison (inventore)
Se c'è un modo di far meglio, trovalo. Thomas Edison (inventore)
Chi ha pazienza può ottenere ciò che vuole. Benjamin Franklin (inventore)
Creare non è un gioco un po' frivolo. Il creatore si è impegnato in un'avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino in fondo, i pericoli che corrono le sue creature. Jean Genêt (scrittore)
Se ho fatto qualche scoperta di valore, ciò è dovuto più ad un'attenzione paziente che a qualsiasi altro talento. Isaac Newton (matematico e fisico)
Quello che conta non è tanto l'idea ma la capacità di crederci fino in fondo. Ezra Loomis Pound (poeta e critico)
L'unico posto in cui "successo" viene prima di "sudore" è il dizionario. Vidal Sassoon (hair stylist)
Una volta colte le opportunità si moltiplicano. Sun Tzu (stratega)
Agli studenti della I ho proposto un sondaggio sulle 3 cose più belle e sulle 3 cose più brutte. (Massì, discussioni estetico letterarie insieme a Baudelaire, Kant, Rosenkranz, Eco, ma soprattutto fra di loro, in classe e sul loro blog di classe). Cosa ne è uscito, finora.
COSE BELLE
la natura,
l'arte,
i bambini,
le iridi degli occhi,
la riva del mare (d'estate, poco dopo il tramonto),
sentire il ritmo del tempo e dello spazio intorno,
amare ed essere amati (contemporaneamente, dalla stessa persona),
la libertà,
stare sdraiata su un prato a guardare le stelle,
la riconoscenza,
viaggiare,
il primo giorno di vacanza,
venire a scuola a piedi il sabato mattina ascoltando il mio iPod (sabato sia perchè è l'ultimo giorno della settimana, sia perchè le strade sono deserte),
andare a fare l'anno all'estero (prof, mi hanno presa in Germania!),
mangiare cioccolata bianca,
una canzone,
un abbraccio,
sognare (soprattutto nel letto, ma anche ad occhi aperti),
la musica
la bellezza,
dare un bacio,
imparare. Mi spiego meglio: la sensazione che si prova quando si entra in una biblioteca oppure quando si partecipa ad una conferenza; si percepisce quanto poco si sa e si ha euforia di conoscere, di apprendere, di sedersi e sfogliare un libro finchè finisce il tempo. Conoscere, conoscere, conoscere. E con la conoscenza aiutare noi stessi (egoisticamente) e gli altri. Se si possiede la conoscenza, la libertà, i diritti sono passi successivi. Bisogna avere le capacità di scartare un pacco regalo per prendere cosa sta dentro,
il paesaggio. Può essere Trento di notte vista da Sardagna o Melbourne dall'alto di un grattacielo o semplicemente il lago che vedo tutti i giorni dalla finestra di casa.
COSE BRUTTE
lo sfruttamento,
la violenza,
il razzismo,
il letame,
una pistola,
il vuoto,
il tradimento,
l'invidia,
vedere una persona soffrire e non poter far nulla per aiutarla,
l'ipocrisia,
deludere le aspettative (sia le proprie, sia quelle degli altri),
i pranzi con i parenti,
l'esprit de l'escalier,
le spellature (mi fanno letteralmente rabbrividire) e gli alveari (e affini),
le farfalle,
sentirmi inadatta,
piangere o vedere qualcuno piangere,
scoprire che Babbo Natale non esiste. Non è banale,
la censura.
Volevo scrivere due righe sull'ordine e in particolare su un libro in cui si parla della "trovabilità" che ho trovato molto istruttivo, c'era anche un passo di Borges da citare.
Però il libro non lo trovo, chissà dov'è andato a divagarsi.